Spesso, durante il periodo primaverile, possono insorgere problematiche di tipo allergico proprio per il cambiamento di temperature ed anche alla presenza di particelle nell'aria (il polline in particolare)!
C'è da dire comunque che con l'inquinamento ambientale, le allergie sono presenti tutto l'anno....
Difficile è capire l'origine del problema, cioè capire l'elemento che causa una reazione allergica: indumenti, alimenti e cosmetici ecc.
Il disagio si manifesta in vario modo: per esempio la dermatite allergica!!
Può interessare varie parti del corpo. Se però è il viso (area sempre sotto l'attenzione delle persone che ci circondano), il disagio aumenta!
La cosa importante è capire la causa del problema: evitare di entrare in contatto con l'elemento incriminato, elimina il problema.
In caso contrario (quindi non riusciamo a capire la causa!), il dermatologo, con la cura farmaceutica, ci aiuterà a risolvere il problema.
Possiamo comunque provare a ricorrere a un rimedio naturale: magari riusciamo a tamponare o risolvere senza dover assumere medice!!
Ecco una maschera preparata con prodotti semplici ed economici:
- Farina d'Avena
- Latte di Mandorla
- Miele
Miscelare 2 cucchiai di farina d'Avena, 1 cucchiaio di Miele con un pò di Latte di Mandorle, fino ad raggiungere una miscela corposa, facile da stendere!
Tenere in posa per una decina di minuti, facendo attenzione che non indurisca troppo. Eventualmente ammorbidire la superficie con acqua tiepida, massaggiare e procedere al risciacquo.
La maschera può essere applicata 2 volte a settimana.
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Pur essendo ricco di questi acidi grassi saturi, l'olio di cocco non influenza negativamente i livelli di colesterolo, proprio perché povero di acidi grassi saturi a lunga catena, come il palmitico, e ricco di MCT (gli integratori per sportivi a base di acidi grassi a media catena sono generalmente preparati a partire dall'olio di cocco).
Il ridotto contenuto in acido palmitico è compensato da un'analoga quantità di acido oleico e da una piccola percentuale di acido linoleico.
L'olio di cocco viene largamente impiegato nell'industria alimentare, come olio per fritture, nella preparazione di prodotti da forno e come base per burri e margarine vegetali.


L'avocado è un frutto di notevoli dimensioni, fino a 20cm per 1kg di peso; la mole e la forma dell'avocado somigliano vagamente a quelle di una melanzana, anche se il colore della buccia tende spesso al verdone e la superficie può risultare abbastanza rugosa.
L'avocado è stato impiegato in diversi studi di ambito medico-nutrizionale; uno di questi, condotto da Abhimanyu Garg, ha osservato gli effetti dell'aumento dei grassi nella dieta (provenienti dall'avocado) a discapito dei carboidrati (nutrienti peraltro scarsi nel frutto), in un campione di diabetici ipertrigliceridemici.
I risultati sono stati positivi poiché hanno portato alla diminuzione dei livelli di trigliceridi nel sangue.
L'avocado sembrerebbe utile anche nella lotta all'ipercolesterolemia; uno studio Messicano ha osservato gli effetti dell'utilizzo di guacamole (salsa di avocado) in un campione di soggetti affetti da questa dislipidemia. A parità di grassi totali nella dieta (comunque pochi), gli ipercolesterolemici che utilizzavano il guacamole, oltre ad una riduzione del colesterolo cattivo, hanno goduto di un aumento del colesterolo buono e di una riduzione dei trigliceridi (sempre in virtù della concentrazione di acido oleico ω9).
Qualora non sia emerso con chiarezza da quanto scritto, sottolineiamo come tali benefici si siano osservati SOSTITUENDO (non aggiungendo!) l'avocado alla dieta; in termini pratici, se l'avocado viene consumato come spuntino (250g) in sostituzione a un panino ricco di insaccati grassi, è realistico aspettarsi un impatto positivo sui valori di colesterolo e trigliceridi; viceversa, se l'avocado viene inserito Ad libitum nel contesto di un'alimentazione già ricca di grassi e calorie, è presumibile che i valori lipidemici non migliorino o che addirittura peggiorino.


Si consiglia un consumo costante di 20/30 g/die in sostituzione dello zucchero raffinato, salvo controindicazioni (es. diabete).
Riscaldandolo a 45°C il miele ritorna liquido, ma occorre tener presente che, superata questa temperatura gli enzimi, le vitamine e le altre sostanze attive vengono danneggiate. Nell'industria del miele è molto diffusa la pastorizzazione che è in grado di liquefare stabilmente il miele ma, a causa delle alte temperature raggiunte, procura un considerevole danno biologico al prodotto.

















